Marie Antoinette

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Premetto che sono innamorato dei film di Sofia Coppola, quindi la mia opinione è chiaramente faziosa riguardo la sua ultima fatica. Le recensioni discordanti che ho letto prima di vedere il film, infatti, non sono riuscite a condizionarmi la visione di Marie Antoinette.

I detrattori trovano "inappropriata" la colonna sonora di stampo rock-moderno, altri obbiettano la mancanza del contesto storico di povertà al di là dei cancelli dorati di Versailles, altri lo trovano semplicemente noioso.
Personalmente trovo eccezionale la colonna sonora anacronistica, più adatta e versatile per descrivere lo stile di vita e i sentimenti della protagonista. Chi vuole un film in costume storicamente fedele in tutti gli aspetti (anche le luci, a lume di candela) si guardi Barry Lyndon di Kubrick. Riguardo al contesto storico ricordo che il film si intitola "Marie Antoinette" e non "La regina di Francia allo scoppio della rivoluzione Francese". Se il titolo ha ancora importanza come ai tempi in cui scrivevo temi al liceo, si dovrebbe capire che si parla di una vicenda personale, di una ragazza e della sua solitudine. Qualcuno ha detto che Sofia Coppola idealmente chiude una trilogia incentrata appunto sulla solitudine, e io sono d'accordo. Lo stesso argomento è principe anche nei suoi precedenti (e bellissimi) Il Giardino delle Vergini suicide e Lost in Translation.

Questo film mi ha mostrato, a parte una fotografia bellissima e una musica emotivamente toccante, uno stile di vita che faticavo a immaginare dalle spiegazioni scolastiche.
Il re e la regina erano trattati più o meno come dei panda, imbottiti di ossequiose riverenze e privati di qualsiasi momento privato. Basti pensare che al risveglio della bella M.A. (Kirsten Dunst) uno stuolo di nobili è già pronto ad assisterla lavarla e vestirla. A pranzo, per esempio, i due reali consorti hanno sempre un nutrito gruppo di spettatori che assistono in piedi mentre i due mangiano da soli e senza parlarsi.
In questo mondo ultra sfarzoso, irregimentato da assurde tradizioni ed emotivamente asettico viene proiettata la quattordicenne Marie Antoinette, già nobile in Austria ma troppo giovane e impreparata per affrontare una vita del genere.
Privata della sua fanciullezza spensierata, M.A. si adatta poco a poco allo stile di Versailles, cominciando a spendere in lussi inutili, vestiti, scarpe, gioielli, feste fino all'alba. Lentamente perde di vista il suo ruolo e alla fine perde di vista tutto. Tutti quelli che le gravitano attorno sono in realtà dei fantocci privi di emozioni, nobili di rango impettiti e impostati che non fanno che allargare il vuoto della regina. L'avventura fedifraga non manca. M.A. si invaghisce del conte Fersen, nobile svedese con il quale si esprime fisicamente con una passione che non ha col regale marito, alla quale è legata esclusivamente da "regi doveri di letto".
La fine della storia è nota, anche se la decapitazione non è mostrata dalla Coppola che termina il film con la fuga dei consorti dalla reggia. Questa mancanza è stato un altro oggetto di critica dei detrattori. A mio parere sarebbe stato un macabro dettaglio che avrebbe stonato con il clima creato dalla regista.
Un clima soffice, colorato e vagamente malinconico, come solo Sofia sa fare.

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